Una lettera dal re al dio Aššur

13.04.2020
Un re d'Assiria scrive una lettera al Dio Aššur (definito Assyrian Enlil giusto per fare una connessione) per ringraziarlo dell'esito della battaglia avuto col suo aiuto. La lettera si presenta esattamente come una qualsiasi lettera si sarebbe spedita ad una persona reale.
Inizia con auguri di SALUTE sia al dio che alle dee che vivono con lui e anche al suo sacerdote Sargon.

Quindi vediamo che l'augurio di salute non fa differenza tra divinità e sacerdote come se fossero per l'appunto entrambi in carne ed ossa. Si augurava salute anche alla città e al Tempio stesso, inteso come luogo, poiché era la prima cosa che andava distrutta da parte degli invasori, ma il senso era diverso:


«Ad Aššur, padre degli dèi, signore grande, che risiede nell'Ekur-sag-gal-kur-kurra, il suo grande tempio, tanta tanta salute! Agli dèi del destino e alle dèe, che risiedono nell'Ekur-sag-gal-kur-kurra, il loro grande tempio, tanta tanta salute! Alla città (di Aššur) e ai suoi abitanti, salute! Al Palazzo che vi si trova, salute! A Sargon, il sacerdote puro, il servitore che teme la tua (= di Aššur) grande divinità, e al suo esercito tanta tanta salute!».(TCL III 1-5, in Mayer 1983, pp. 68-69) 


Ecco poi che il re si perde nel racconto dettagliato di tutta la battaglia, da cui riceverà una risposta da parte del dio che alcuni frammenti di tavolette ci hanno restituito . 


La lettera è indirizzata alla città «santa» di Aššur, che non era più la capitale dell'Assiria e residenza del re, ma è rimasta la sede del dio nazionale e  dei cittadini. Sarebbe poi seguita una cerimonia pubblica dove venivano fatti sfilare il "bottino" e i prigionieri...