Sitchin 

17.04.2020

 Rispondo qui alla domanda di Marco: che ne pensa di Sitchin? 

Sì certo ho letto in passato i suoi lavori e da ragazzina (diciamolo) era per me il "Messia" dell'unica verità possibile, tanto che fu per merito suo se mi decisi ad intraprendere seriamente  questo percorso.

In molte cose concordo laddove ha riportato obbiettivamente i testi originali tradotti già da esperti, in altre trovo che abbia detto cose meno esatte o con tutta evidenza di prove testuali originali alla mano, sbagliate.

Riguardo al racconto " Il libro perduto del dio Enki", trovo che sia una ricostruzione romanzata degli eventi solo ed esclusivamente "secondo Sitchin", e spesso senza alcuna valenza e risconto nei testi sumeri. Le persone ancora mi chiedono informazioni riguardo alla tavoletta V oppure X del libro, e ho sempre timore di scombinare qualcosa del loro sogno, nel dire che quelle tavolette sono semplicemente una trovata stilistica dello scrittore per dare il nome ai capitoli, ma che non esistono. La stessa guerra delle piramidi prende spunto da racconti che nulla hanno a che vedere con piramidi o Egitto. È un "romanzo" ma non possiamo usarlo se vogliamo andare avanti a fare una ricerca seria. 

 
Devo in ogni caso ringraziarlo, perché ha senza dubbio incoraggiato molte persone ad interessarsi a queste materie sconosciute, probabilmente all'epoca, come in parte a molta gente anche oggi. 

Solo negli ultimi 10 anni sono stati fatti molti passi avanti nel campo delle traduzioni, e molte cose che erano state tradotte ai tempi di Sitchin, sono state riviste e ritradotte alla luce delle nuove scoperte linguistiche.


Avrei avuto piacere di poter leggere appunto la rielaborazione delle sue traduzioni ad oggi, attraverso le nuove conoscenze del sumero e dell'accadico, ma purtroppo i suoi lavori non essendo lui un assiriologo o un sumerologo (come si credeva negli anni '70), non sono mai state prese in considerazione dagli accademici (al di là della sua visione degli eventi).

Ma chi era Sitchin?

https://it.m.wikipedia.org/wiki/Zecharia_Sitchin

Sitchin era un economista è vero, un giornalista e un editore, ma soprattutto era un appassionato e la sua passione, lo ha portato nel complesso mondo del cuneiforme, ma purtroppo imparare il sumero da autodidatta è un'impresa impossibile anche oggi, senza mettere in preventivo un considerevole numero di errori.


Non si può adottare un criterio di traduzione per il sumero come  lo facessimo dall'inglese all'italiano,  (dove ad un termine ne corrisponde un altro), no il sumero non va solo tradotto va anche interpretato. 

La sumerologia è una scienza che si occupa dello studio
della storia, della lingua e letteratura, della religione e dell'arte della civiltà sumera. Occorre conoscere come pensava l'uomo che ha scritto quella tavoletta in quel preciso periodo della storia e bisogna essere così bravi da poter chiudere gli occhi, e sapendo la datazione e il luogo ove è stata reperita, sentire il rumore dei bambini giocare e sapere cosa pensavano e in cosa credevano, com'era il mondo attorno a loro.

Per imparare il sumero occorre fare un viaggio e non è dato di essere fatto al di fuori del campo accademico semplicemente perché non esistono corsi, non esistono scuole e certamente non tutte le città hanno una facoltà di assiriologia. Si tratta di un percorso multidisciplinare che richiede anni di preparazione e la passione non basta.

Ciononostante trovo che Sitchin abbia avuto delle magiche "intuizioni", supportate da quello che poteva avere reperito in giro in termini di testi, per poter crearsi un bagaglio di conoscenza base, per quello che riguardava il sumero. 

Forse io in modo diverso, mi sono detta un giorno: perché usare il termine "impossibile"?
E se per un secondo ci raccontassimo una favola, come si fa ai bambini, come se fosse vera?

Perché scollegare, separare la mitologia in modo netto dalla storia e non cercare di estrapolare il vero dalla "fiaba" e trovare un riscontro nella storia?

Perché non riesco a collegare con la storia che conosco la frase "navi luccicanti" riferito a coppe di bronzo durante un banchetto, quando le barche dei Sumeri erano fatte di legno di giunco e mai si è pensato di usare il metallo nella costruzione di una nave? 

E perché non posso pensare che laddove la scienza ancora non ha risposte forse  proprio il passato, attraverso migliaia di tavolette inscritte che ancora giacciono in casse dentro ai musei non tradotte, e in gran parte sotto le bollenti terre dell'Iraq, sia pronto a darcele? 

Come potevano i babilonesi 4000 anni fa e 1000 anni prima dei Greci conoscere già il teorema di Pitagora o complessi calcoli di trigonometria più raffinata di quella attuale? e come possono avere sviluppato in così poco tempo un sistema così complesso economico, politico, sociale, nonché tecnologicamente avanzato? Perché in una storia dove ci si presenta un'accelerazione così incredibile, appaiono al contempo esseri arrivati dal cielo che creano l'uomo senza alcun nobile motivo se non quello di fargli portare canestri? Non c'è oro, non c'è Nibiru nella questione... È tutto molto più semplice forse e a portata di mano. 

In queste interpretazioni Sitchin sbagliò. 

Perché non riscrivere una storia? non LA storia, ma UNA semplice storia, prendendo tutti gli elementi che abbiamo e tentare di capire quali possono essere accettabili in una possibile realtà alternativa?

I miei studi vertono su questo, permettere alla storia di vestirsi di favola e il contrario. 

Se i Sumeri non hanno cercato, nel loro racconto della creazione dell'uomo, per sé stessi  l'onore di essere figli prediletti o comunque degni di una unicità preziosa, in quanto figli di dèi, ma "si sono raccontati"   d'esser creati per sostituirsi alle fatiche degli dèi come bestie da lavoro, un motivo ci sarà. 

Ci sarà un motivo per cui il poema più importante della storia della creazione dell'umanità, ci vede come schiavi, andando contro tutto ciò che è insito nella visione idealistica e romantica del rapporto fra dio e uomo? 

Rapporto che poi incontriamo dopo, quindi non sconosciuto all'uomo di quel tempo. E allora perché la nostra origine viene così descritta?

La situazione è questa: migliaia di testi ancora da leggere, altre migliaia da tradurre e tutti di questa terra, la Mesopotamia. Una terra dove abbiamo la prima forma di scrittura e dove gli uomini hanno scritto, secondo la loro visione, centinaia di migliaia di pagine su TUTTO ciò che era possibile : déi, creazione, politica, magia, guerre, fantasmi, demoni, imperi. 

India e Egitto...? Volentieri, ugualmente affascinanti e dense di mistero e mi è già capitato di lavorare con egittologi e indologi, ma di sicuro io non potrò che far loro domande, ad ognuno la sua terra.